Microbioma umano e microrganismi presenti sul cellulare

James Meadow della University of Oregon, ha esaminato i batteri presenti sullo schermo del telefono di un determinato numero di individui, ha evidenziato che il cellulare rappresenta lo specchio dei microbi che abbiamo sul nostro corpo e che vanno a costituire il nostro “MICROBIOMA”.

Dalla ricerca è emersa un’elevata eguaglianza tra il “microbioma cellulare” e quello del proprietario del telefonino, soprattutto se il soggetto in questione era donna.

In generale, i batteri più individuati sono stati Escherichia Coli, Streptococco, Staphilococco, Coryneabacterium. Tutti i telefoni hanno mostrato un numero anormalmente elevato di coliformi che stanno ad indicare contaminazione fecale.

Sui telefoni testati da HML Labs di Muncie, Ind., sono state trovate tra le 2.700 e le 4.200 unità di batteri coliformi (il limite di potabilità per l’acqua è inferiore a 1 unità per 100 ml).

Nei molteplici, diversi studi internazionali, sui cellulari sono stati individuati i seguenti microorganismi:

Pseudomonas aeruginosa. Batterio, molto aggressivo, è in cima alla lista di quelli presenti sui cellulari. Il motivo è semplice: il patogeno in questione ha bisogno di pochissime risorse nutritive e spopola, così, sulle superfici più disparate, da quelle dei dispositivi ospedalieri ai lavandini, agli smartphones, appunto. Lo Pseudomonas è anche tra i batteri più resistenti agli antibiotici: un motivo in più per limitare l’uso dei cellulari in ospedale.

Clostridium difficile. Secondo uno studio dell’American Journal of Infection Control pubblicato nel 2013 questo batterio sarebbe tra i più persistenti su tablets e smartphones, nonché particolarmente difficile da debellare con una semplice passata di panno. Il patogeno è tra i principali responsabili di diarrea e irritazione al colon, e colpisce soprattutto gli anziani o chi ha difese immunitarie basse.

Staphylococcus aureus. Alcuni ceppi di questo batterio normalmente presente sulla cute possono provocare manifestazioni morbose e aggressive del patogeno, sotto forma di infezioni più o meno gravi. Uno studio turco del 2009 lo ha identificato sul 52% dei cellulari maneggiati dal personale sanitario. Stafilococchi coagulasi negativi. Anche in questo caso si tratta di patogeni resistenti a molti farmaci, difficili da debellare.

Streptococco. Si trova in genere in due forme: quello di tipo A, responsabile di una delle più frequenti faringo-tonsilliti in età pediatrica; e quello di tipo B, che può causare una vasta gamma di infezioni anche in età adulta, dalle polmoniti alle infezioni del tratto urinario. Entrambi i ceppi sono stati rintracciati sulle ditate presenti sui cellulari, così come gran parte dei microbi che più comunemente ci portiamo appresso.

Escherichia coli. È un batterio normalmente presente nel nostro intestino, e necessario al processo digestivo. Si tratta, pertanto, di un batterio fecale, e il problema sta proprio in questo: il fatto che sia finito sul cellulare potrebbe essere una spia di contaminanti ben peggiori che avvolgono lo schermo dello smartphone.

Coliformi. Sono normalmente presenti in piante, terriccio e feci. Come per l’Escherichia coli, il fatto che siano presenti sul cellulare non è preoccupante di per sé (per lo meno, se si tratta di piccole quantità). Ma potrebbe essere sintomo di contaminazioni più pericolose.

Corynebacterium. I ricercatori dell’Università dell’Oregon ne hanno trovati campioni su alcuni cellulari nel 2014, ma probabilmente si trattava di versioni non infettive. Questo batterio è infatti all’origine della difterite, una malattia infettiva acuta e contagiosa delle vie aeree superiori che può causare problemi respiratori e complicazioni al cuore e ai nervi cranici. Fortunatamente le vaccinazioni hanno drasticamente ridotto il numero di infezioni da nei paesi occidentali. Ecco perché gli esemplari trovati sugli smartphone erano probabilmente innocui.

Candida albicans, responsabile di infezioni al cavo orale e alla vagina, sono normalmente presenti nel corpo umano e limitati, nella diffusione, dal sistema immunitario. Uno studio turco condotto su 200 cellulari utilizzati da personale sanitario negli ospedali ha evidenziato che lieviti e funghi sono presenti sull’11,9 % dei dispositivi mobili. La buona notizia è che difficilmente si contrae un’infezione di questo tipo dai cellulari: ma il dato è sufficiente a farci capire quanto poco puliti siano.

Muffe. Non si trovano solo sulla frutta dimenticata in frigorifero, ma anche sul 10% dei cellulari. A lungo andare, se inalate, possono causare difficoltà respiratorie come respiro corto, naso chiuso e – in rari casi – infezioni polmonari.

La base della medicina preventiva è il lavaggio delle mani perché le mani sono veicolo di microorganismi, il cellulare è tenuto nelle mani, è appoggiato e viene utilizzato ovunque e, a differenza delle mani, non è lavato con sapone quotidianamente più volte. Ne deriva che il cellulare accumula per anni microorganismi che sono, fortunatamente, spesso innocui.

Appoggiare un cellulare contaminato-sporco alla pelle altera e squilibra il microbioma cutaneo dell’utilizzatore favorendo l’insorgenza di irritazioni e dermatiti.

Telefonare appoggiando il cellulare alla faccia è un atto che non fa bene alla pelle. Non ha più senso contaminarsi la faccia schiacciandoci sopra un telefonino.

E’ una questione di pulizia, civiltà, di un uso meno primitivo, più consapevole ed evoluto della splendida innovazione tecnologica costituita dal “telefono cellulare”.

Le stesse ragioni che portano alla contaminazione microbica del cellulare agiscono, in maniera simile, sugli auricolari che, per giunta, entrano nel meato acustico dell’utilizzatore ove l’ambiente caldo e umido favorisce lo sviluppo di funghi e microrganismi. Pertanto è consigliabile lavare e disinfettare gli auricolari almeno una volta al giorno.